la chiusura improvvisa del giornale storico della sinsitra ungherese, l’incertezza e un finale tutt’altro che inatteso

All’uscita del capolinea della metro rossa, prima di imboccare il sottopassaggio che porta ai tram, centri commerciali, ad Ikea, al multisala Sugar, ci sono tre donne malvestite, con capelli scarmigliati che scandiscono a gran voce “Libertà del popolo! Libertà del popolo!”. In ungherese Nèpszabadsàg, il giornale della sinistra ungherese, chiuso a sorpresa l’8 ottobre, che ora si appoggia ai 1600 barboni di Budapest per la distribuzione. a Budapest son ritornati gli strilloni.

L’8 ottobre 2016 chiude il Nèpszabadsàg, ufficialmente per ragioni economiche, il giornale era in perdita, nessuno ne abbia a male. Nei giorni precedenti ai giornalisti della redazione era stato detto di prepararsi per il trasferimento nella nuova sede, per poi scoprire che era solo un modo per chiudere la sede senza destare sospetti. E per impedire di portar con sé materiale delicato, che rimane tutto nei server, i laptop restano in redazione, viene impedito l’accesso alle mail aziendali. Con la chiusura dell’edizione cartacea diventa subito off line anche il suo sito nol.hu (dove nol sta per Nèpszabadsàg on line), col suo archivio pluridecennale di articoli consultabili liberamente.

L’Ungheria perde così il suo storico giornale di sinistra, un tempo organo ufficiale del partito socialista operaio, fondato il 2 novembre 1956, nel pieno della rivoluzione d’ungheria del ’56, che aveva resistito al crollo del muro di Berlino, all’uscita defnitiva del partito socialista ungherese dalla proprietà nel 2015, alla privatizzazione che aveva portato il pacchetto di maggiornaza nelle mani del colosso svizzero Ringier, e poi del gruppo Mediaworks del magnate austriaco Pecina. Era rimansto un giornale di centro-sinistra, vicino alle posizioni dll’MSZP, ma anche i suoi oppositori gli riconoscevano l’alta qualità del giornalismo politico, il respiro più internazionale, il ricco supplemento del sabato. Il Nèpszabadsàg era il giornale a colori, che nelle previsioni del tempo aveva i confini ungheresi attuali, mentre il principale rivale, il conservatore Magyar Nemzet, la nazione magiara (dell’ex terzo uomo più influente del paese, Simicksa Lajos, ora ai ferri corti con Orban, n.d.r.) era in un rigoroso bianco e nero e le previsioni del bacino carpatico danubiano (l’Ungheria storica, prima che l’Ungheria perdesse due terzi del suo territorio a seguito del trattato di Trianon che seguì la prima guerra mondiale).

In una nazione che custodisce gelosamente la propria lingua e cultura, il Nèpszabadsàg era il principale giornale negli eleganti caffè letterari in città, al Cafè Central o sotto i soffitti neoclassici della Lotz terem sul viale Andrássy, o tra i mattoni forati che fan da basamento del lungo bancone del pub lì al centro del quartiere ebraico, quello bazzicato da individui come l’ex direttore artistico del famoso cinema d’essai sul körút ora diventato barbone. L’ultimo numero recava la scritta: anno LXXIV, numero 237.

Le motivazioni della chiusura sono state di natura economica: il giornale è in perdita, la proprietà si vede costratta a sospendere le pubblicazioni. Certo i numeri del calo delle vendite sono impietosi, specie per un giornale come il Nèpszabadsòg che era di gran lunga il giornale più venduto in Ungheria. Ma quella economica è stata una motivazione apparsa da subito debole.

Il gruppo editoriale Mediaworks è innazitutto il più grande del paese, in attivo con i suoi magazine (Kèpes Sport, Lakaskultura, Manager magazin, i giornali regionali (Zalai Hírlap, Vas Népe, Fejér Megyei Hírlap, acquisiti appena pochi mesi fa) e il Nemzeti Sport, il quotidiano sportivo. Un giornale in perdita nn chiude così all’improvviso, piuttosto licenzia, riorganizza, ristruttura, al contrario è questo sospendere le pubblicazioni ad essere costoso. Se il cartaceo era in perdita, si stava investendo molto nell’edizione online, assunti giovani giornalisti, nuovo sistema informatico e nuova veste grafica per il sito. Le perdite infine stavano comunque diminuendo, negli ultimi due anni aveva perso solo 3-4000 copie e la tiratura si stava stablizzando.

Le ragioni vere allora sembravano essere altre, la chiusura del Nèpszabadsàg mette a tacere una dellv principali voci contrarieal governo, giornale era diventato scomodo con le sue recenti inchieste del giornale sul direttore dela banca d’Ungheria Matolcsy e Rogan Antal, il capo di gabinetto di Orbàn. In molti si attendevano in tempi rapidi il passaggio ufficiale del gruppo Mediaworks alla Opimus Press di Meszaros Lörinc, imprenditore molto vicino a Orbàn, che così potrebbe completare il suo controllo sui media del paese affiancando alle televisioni (quela pubblica, la cui riforma pubblica è stata tra le prime preoccupazioni del governo appena vinte le elezioni, ma anche la privata TV2) e al portale Origo (passato di mano in maniera burrascosa), il più venduto giornale del paese, il suo sito, la rete dei giornali di provincia e il Nemzeti Sport..

Dal governo di Orban Viktor hanno negato ogni coinvolgimento: “abbiamo vinto per due elezioni consecutive le elezioni con i 2/3 dei seggi in Parlamento con il Nèpszabadsàg nelle edicole, non abbiamo bisogno di questi mezzi” hanno affermato, esprimendo anche stima personale per i giornalisti e addossando la colpa della chiusura agli ultimi proprietari che non sono riusciti a salvarlo. La sinistra ungherese ha invece ancora brillato per le sue divisioni, se all’indomani della chiusura l’MSZP (partito socialista) si è sentito quasi in dovere di organizzare manifestazione sotto la sede del giornale, DK (Coalizione Democratica) ha deciso per l’Aventino, diserterà le sedute del parlamento e i lavori delle commissioni.

Il 25 ottobre, poco dopo la chiusura delle contrattazioni, sul sito ufficiale della Borsa di Budapest è apparsa la comunicazione ufficiale dell’acquisizione del gruppo Mediaworks da parte della Opimus Press.

(Alessandro Grimaldi)

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