In un momento storico in cui la politica monetaria europea é messa in discussione dai suoi stessi fondatori, l’esperienza ungherese viene spesso presa come esempio virtuoso di politica monetaria a supporto della strategia economica del Paese. Se tuttavia i risultati recenti dell’economia ungherese non sono incoraggianti, con una crescita economica per il 2016 al di sotto sia delle iniziali previsioni che dei vicini rumeni o polacchi, le notizie di cronaca relative alla MNB (Magyar Nemzeti Bank, la Banca nazionale ungherese) mettono sotto l’attenzione degli osservatori economici internazionali i problemi di indipendenza di cui l’istituto soffre.

La MNB é diretta dal 2013 da Matolcsy György, economista vicino al Fidesz di Orbán Viktor, del cui esecutivo é stato ministro dell’Economia due volte (2000-2002 e poi 2010-2013). A detta dello stesso Matolcsy, la MNB adotta una politica opposta al “neoliberismo” che, nella pratica, si é trasformata in un opaco interventismo pubblico nell’economia privata.

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L’elemento meno chiaro di questa vicenda é rappresentato dalle sei fondazioni Pallas Athéné, costituite nel 2014 dalla MNB con un capitale di 260 miliardi di HUF (circa 850 milioni di EUR) con l’obiettivo di finanziare programmi educativi con finalità sociale. Già l’ammontare messo a disposizione delle fondazioni, se rapportato al PIL ungherese (circa 115 miliardi di EUR nel 2015), risulta eccessivo rispetto alle finalitá educative.

In breve tempo, infatti, le fondazioni hanno deciso di dedicarsi a finalitá meno nobili, ma piú remunerative, in ambito immobiliare: la sede in Úri utca, un palazzo in stile barocco nel I distretto, a poche centinaia di metri dal castello di Buda, è stata donata alle fondazioni dalla MNB nonostante un valore di mercato di oltre 8 milioni di EUR. Questo è stato il primo di una serie di investimenti immobiliari delle fondazioni: il piú famoso é l’ex sede delle Poste a Széll Kálmán tér, ma altri investimenti sono stati fatti sempre a Budapest, nel parco Millenáris, ed a Debrecen.

Agli investimenti immobiliari sono poi seguiti investimenti in pacchetti azionari o obbligazionari ed anche in opere d’arte, grazie a cui circa un terzo del patrimonio inizialmente donato alle fondazioni risulta oggi investito per finalità non direttamente collegabili alle finalità iniziali delle fondazioni stesse. Anche le scelte apparentemente culturali sono tuttaltro che chiare, come ad esempio il supporto per circa 1,5 milioni di EUR dato alla New Wave Media, editrice del sito di news Vs.hu e di proprietà del cugino della stesso Matolcsy.

A causa di leggi che non obbligano le fondazioni alla stessa trasparenza dovuta per gli enti statali, gli investimenti fatti dalle sei fondazioni della MNB non sono stati inizialmente resi pubblici: sia le opposizioni che parte della stampa hanno attaccato Fidesz e Matolcsy, richiedendo i dettagli della loro gestione. Questi dettagli sono stati pubblicati solo ad Aprile 2016, dopo che una sentenza della Corte Costituzionale ha bocciato una legge volta appunto a richiedere di non rendere pubbliche le informazioni relative all’uso di fondi pubblici da parte della MNB e delle sue fondazioni.

Dopo la diffusione di queste informazioni, prevale la sensazioni che tramite le fondazioni siano perseguiti interessi privati anziché il bene pubblico. Anche la Banca Centrale Europea, nel suo rapporto annuale 2015, ha evidenziato il rischio di commistioni tra pubblico e privato, con l’utilizzo di fondi della MNB per scopi non legati a quella politica monetaria di cui la Banca dovrebbe occuparsi.

Dall’interventismo al lobbismo per l’oligarchia ungherese vicina al Fidesz, per Matolcsy il passo é stato davvero breve.

(Pasquale Guaglianone)

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