Intervista con un Attila Trasciatti, colonna del tifo organizzato dell’MTK, una delle più blasonate squadre ungheresi all’indomani dell’inaugurazione del nuovo stadio della squadra, fortemente voluto dal governo Orbàn.

Il 13 ottobre è stato inaugurato alla presenza del primo ministro Viktor Orbàn il nuovo stadio del’MTK Budapest, una delle squadre più blasonate d’Ungheria. Fondata nel 1901 (anche se la società sportiva era già attiva dal 1988 con le sezioni scherma e ginnastica) il Magyar Testgzakorlók Köre Budapest Football Club (Circolo Magiaro per la Pratica Sportiva Football Club – Budapest) ha vinto 23 campionati nazionali ungheresi, ha dato grandi giocatori alla “Squadra d’oro” vanto nazionale che negli anni 50 dominò il calcio europeo, può fregiarsi del primo gol in rovesciata della storia delle coppe europee (durante MTK – Anderlecht, 1955, risultato finale 6:3) e di aver introdotto novità tattiche come il 4-2-4 e il centravanti arretrato, o come è più noto oggi il falso nove, l’attaccante che si abbassa e crea spazi per i centrocampisti. Quell’attaccante era Nandor Hidegkúti (che in italiano suona Fontanafredda) a cui è dedicato il nuovo stadio della squadra, così come sempre a lui era dedicato anche il precedente.

Ne abbiamo parlato con Attila Trasciatti, 34 anni, nato a Roma da madre ungherese, a Budapest da quasi vent’anni, una delle colonne del tifo organizzato della squadra.

Come è nata la tua passione per l’MTK?

Sono arrivato in Ungheria nella seconda metà degli anni ’90. Allora iniziai a seguire il Csepel (la squadra del XXI distretto di Budapest, ex cuore industriale della Budapest socialista), ma poi fallì e dovette ricominciare dalle categorie minori. Mi guardai in giro. L’MTK era ai vertici del calcio magiaro, partecipava regolarmente alle coppe europee, aveva giocatori di livello come Illès Bela, Juhàsz Roland, un giovanissimo Torghelle Sàndor.. Andai allo stadio a vedere una partita, trovai che distribuivano biglietti gratuiti all’ingresso e lo stadio era pieno. Mi avevano conquistato.

E poi l‘MTK ha una storia importante alle spalle..

Certo, basti dire che era la squadra della comunità ebraica di Budapest, gli ebrei emancipati, e profondamente ungheresi, siamo l’unica squadra d’Ungheria che ha la parola Ungheria nel nome. Certo è stata anche la squadra dell’AVH, i servizi segreti. La storia dell’Ungheria è questa.

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Lo stadio è nuovo, moderno, ma è stato anche criticato, hanno cambiato l’orientazione del campo ad esempio..

Io guardo con piacere allo stadio nuovo, certo è stato molto criticato per le ridotte dimensioni ad esempio (la capienza è di circa 5000 spettatori) ma davvero non ne servivano di più, i numeri del calcio ungherese sono questi purtroppo. È stato fatto badando al contenimento dei costi, gli skybox non sono lussuosissimi, hanno riutilizzato i materiali ricavati dalla demolizione, ma è moderno sotto molti aspett: l’uso di materiali ecosostenibili, l’illuminazione a LED, pochissimi stadi in Europa ce l’hanno. E permetterà effetti luminosi sull’erba come solo allo Juventus Stadium o all’Emirates Stadium, lo stadio dell’Arsenal.. il manto erboso è ibrido, dicono garantirà un ottimo drenaggio. È vero, è curioso che sia stato ridisegnato lungo quello che una volta era il lato corto del campo, e appena dietro le porte si vedono orrendi muri in cemento, ma il cemento verrà dipinto, è stato ricavato spazio per il parcheggio dello stadio, la TV può trasmettere meglio gli incontri con questa orientazione dello stadio..

Lo stadio vecchio ha comunque scritto un pezzo di storia

Vivo ancora con il fascino del vecchio Hidegkúti, uno stadio glorioso, quello di “Fuga per la Vittoria” (film di culto con Pelè e Sylvester Stallone), ma comunque era uno stadio vecchio, degli anni ’40, ricostruito dopo la guerra, aveva fatto comunque il suo tempo.

Il nuovo Hidegkúti è solo l’ultimo dell’impressionante serie di stadi che il governo del primo ministro Viktor Orbán sta costruendo nel paese, spesso oggetto anche di aspre polemiche per l’utilizzo soldi pubblici per gli stadi e non per scuole e ospedali..

Panem et circensens. Gli stadi nuovi, comunque, non danno una grossa mano al calcio ungherese. Non servono ad aumentare il numero dei tifosi, né quello dei club, né quello dei tesserati. Ci voleva uno stadio solo, quello della nazionale, il Puskás Ferenc (appena demolito per essere ricostruito, praticamente uguale, per ospitare partite degli europei 2020, Budapest sarà una delle sedi della fase a gironi e ospiterà un ottavo di finale). L’esempio lampante è il Nagyerdei Stadion, lo stadio del DVSC (Debrecen), 22.000 posti, ultramoderno, ma scarsamente utilizzato. O lo stadio di Felcsút, il paesino in cui risiede Orban. La squadra era in serie B, era la seconda squadra del Videoton (la squadra di Szekesfehervár). Il terreno è stato comprato a un prezzo irrisorio dal sindaco (e grande amico di Orbàn) della cittadina Meszáros Lörinc, e poi rivenduto allo stato con un notevole guadagno. E lo stato gli ha anche affidato i lavori di costruzione dello stadio: un costosissimo gioiellino, firmato dal grande architetto “nazionale” Makovecz Imre..

Come hai vissuto l’inaugurazione, è stato fischiato Orbán durante il suo discorso.

è stato tutto spontaneo, appena ha iniziato a parlare sono piovuti di fischi, niente di organizzato, il nostro tifo non è politicizzato. Io sono stato condotto in questura all’inizio del secondo tempo e trattenuto fino alle 3 di mattina. Colpa della coreografia luminosa, reggevo un torcione. Il presidente non si cura di noi, noi che seguiamo la squadra anche in trasferta.

I biglietti per l’inaugurazione costavano 5900 fiorini, siamo riusciti ad avere gli ingressi a 2700 dopo molti sforzi. Fa una pausa. Altri tempi.

(Intervista di Alessandro Grimaldi)

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