Dalla villa al Balaton di Fidel uno sguardo sui rapporti tra Cuba e Ungheria, storia di un amore nato 65 anni fa            

A circa 90 km da Budapest il villaggio di Balatonvilágos, sulla sponda orientale del lago Balaton, nasconde un segreto che affonda le sue radici nel lontano 1948. L’allora dirigenza comunista formata da Mátyás Rákosi, Ernő Gerő, László Rajk, e Zoltán Vas, dopo un soggiorno nella zona, precisamente nella frazione di Balatonaliga (o semplicemente “Aliga”), costruì un’enclave protetta, immersa nel verde, come “villaggio vacanze” della nomenklatura.

Divisa in due, Aliga I e Aliga II, nella seconda, destinata ai funzionari del Comitato Centrale di rango più elevato, furono edificate numerose ville, una delle quali, la “Villa Presidenziale” era destinata ad ospitare i dignitari stranieri in visita.

Krusciov, Gagarin, Honecker ne varcarono la soglia, ma il più celebre fu senza dubbio Fidel Castro, che si fece trasportare un tavolo da ping pong dalla vicina Siófok per indulgere nel suo passatempo preferito. La villa fu in seguito soprannominata la “Villa di Castro”.

Oggi l’intera area versa in uno stato di completo abbandono, c’è ancora una garitta con tanto di sbarra a proteggerne l’ingresso, ma non vi sono più le guardie armate nè il filo spinato tutt’intorno.Una pista ciclabile l’attraversa, esistono ancora le ville, i ristorantini all’aperto che servono il tradizionale “street food” ungherese e i campetti da tennis, ma è come se il tempo si fosse fermato ai primi anni ’80. Alcune ville si trovano in serie condizioni di degrado, come quella di Kadar, il leader che ha governato il paese dalla rivoluzione del ’56 fin quasi a ridosso della caduta del muro di Berlino. Ma la “Villa di Castro” si staglia ancora imponente a poche decine di metri dalle acque color smeraldo del lago Balaton, il “Mare d’Ungheria”.

I primi rapporti tra Cuba e l’Ungheria risalgono a pochi anni dopo la rivoluzione, quando fu aperta la rappresentanza diplomatica a Budapest nel 1962. Già un paio di anni dopo, ingegneri ungheresi erano sull’isola, insieme ai colleghi di altri paesi socialisti, per collaborare alla costruzione di infrastrutture e contribuire al progresso economico dell’isola caraibica, nel frattempo vittima dell’ embargo nordamericano che dura fino ai nostri giorni.

Una delle prime imprese a godere di questa collaborazione fu il “Combinado del Vidrio Amistad Cubano-Húngara” (Impresa Integrata Vetraria Amicizia Cubano-Ungherese), una grande vetreria tuttora esistente dove Berta Perez Morales, ex funzionaria dell’ambasciata cubana a Budapest, incontrò per la prima volta il suo futuro marito. Anch’egli un ingegnere, incaricato di automatizzare la produzione vetraria, come lei stessa ci racconta, con macchinari da lui ideati e realizzati. Altre importanti opere costruite dagli ungheresi furono, tra le tante, l’illuminazione pubblica dell’Avana, e l’insonorizzazione acustica del Teatro Nazionale, sempre nella capitale. In cambio arance, pompelmi, e ananas (rigorosamente in scatola!)cubani arricchivano le tavole delle famiglie ungheresi. Uno degli ultimi e più importanti contratti di cooperazione fu la sostituzione degli autobus cubani. Nei primi anni ’80 fu dato l’appalto di rimpiazzare gli ormai obsoleti veicoli britannici “Leyland” (forniti subito dopo la rivoluzione) all’azienda ungherese “Ikarusz”, all’epoca una delle più grandi del mondo nel settore. Inizialmente si trattò di una esportazione diretta di veicoli, mentre in seguito vennero costruite linee di assemblaggio e infine produzione completa in loco, sicchè ancora oggi i bus ungheresi percorrono le strade dissestate dell’isola.

La perestroika e il successivo abbandono del mercato protetto hanno cambiato radicalmente lo scenario degli scambi tra i due paesi. Le arance arrivano dalla Grecia o dalla Spagna, e la frutta esotica da paesi a economia di mercato, magari ex colonie francesi o britanniche.Oggi vivono in Ungheria solo 300 cubani, ma resta un’amicizia profonda tra i due popoli, soprattutto nei ricordi degli adulti dove un compagno di scuola o di università cubano (come di altri paesi in via di sviluppo del rsto) era cosa tutt’altro che rara.

Quanto a Fidel Castro, ha visitato ufficialmente il paese solo una volta, il 5 maggio 1972, ma si narra che nelle sue più frequenti visite in URSS si sia qualche volta fermato intut Ungheria, forse per una partita di ping-pong nella “sua” villa sul Balaton.

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