I recenti risultati dell’economia ungherese, con una crescita economica per il 2016 al di sotto sia delle iniziali previsioni che dei risultati di nazioni vicine come Romania o Polonia, hanno indotto l’esecutivo guidato da Viktor Orbán a proporre forti misure per sostenere la crescita economica. La proposta che ha avuto maggiore risonanza in queste ultime settimane é la drastica riduzione della tassazione per le aziende, annunciata da Orbán al Regional Digital Summit in novembre.

Attualmente, in Ungheria è applicata un’imposta sul reddito delle società (Társasági adó, TAO) del 10% fino ad un reddito imponibile di 500 milioni di fiorini (HUF), mentre l’imposta sale al 19% per il reddito imponibile che eccede questa soglia. La proposta annunciata prevede l’introduzione di una tassazione flat del 9% per tutte le aziende, rimuovendo ogni scaglione esistente legato al reddito dell’impresa: questo sarebbe il livello più basso in tutta l’Unione Europea, dove la tassazione media sul reddito delle imprese sfiora il 27%.

In base a quanto dichiarato da Orbán, la proposta (approvata dal governo il 16 Novembre e presentata in Parlamento il 5 Dicembre) è il frutto delle consultazioni del ministro dell’Economia Mihály Varga con i rappresentanti dei datori di lavoro e dei sindacati, e prevede come contropartita un aumento dello stipendio minimo nel biennio 2017-2018 pari al 24% per chi non possiede titoli di studio ed al 40% per i lavoratori qualificati. I datori di lavoro saranno comunque ulteriormente compensati dall’aumento dei minimi salariali, attraverso una riduzione pari al 7% dei contributi da loro dovuti.

Questo cambiamento favorirebbe in particolare quelle 800-900 grandi aziende per cui oggi si applica lo scaglione più alto del 19%, garantendo loro un risparmio stimato in 270 miliardi di fiorini. Per le piccole-medie imprese, invece, il risparmio stimato é limitato a 20-22 miliardi di fiorini, poiché nel loro caso la riduzione fiscale è di un solo punto percentuale, mentre l’incremento dei minimi salariali li colpisce in misura maggiore in quanto gran parte dei loro dipendenti sono retribuiti al livello minimo.

La prevista riduzione del gettito fiscale ha sollevato molte perplessità sulla sostenibilità di questa misura, sia da parte dei partiti di opposizione che degli osservatori economici nazionali e stranieri: le minori entrate derivanti da questa nuova misura fiscale sono stimate in 150 miliardi di HUF per il 2017 e, nonostante un precedente risalente agli anni ’90 (quando la riduzione della tassazione su redditi delle imprese dal 36% al 18% non portò ad una drammatica riduzione delle entrate fiscali), è poco chiaro come questo minore gettito verrà compensato.

Secondo alcune società di consulenza fiscale in Ungheria (KPMG e PWC), l’obiettivo di fondo di questa proposta sarebbe quello di attirare quelle aziende di servizi finanziari (principalmente banche ed assicurazioni) attualmente basate a Londra ed in cerca di nuove sedi all’interno dell’Unione Europea dopo la Brexit. Allo stesso tempo, entrare nella cerchia dei “paradisi fiscali” come Gibilterra o Cipro potrebbe causare seri problemi reputazionali per l’economia ungherese, che avrebbe invece bisogno di puntare su attività a maggior valore aggiunto.Si prevede, inoltre, che la riduzione dell’aliquota fiscale per le imprese possa portare anche ad una riduzione del limite massimo di donazioni deducibili, andando a colpire quei settori che ne beneficiano maggiormente come fondazioni artistico-culturali, associazioni musicali o società sportive.

La proposta, seppure inaspettata nei tempi e nelle modalità di diffusione, non ha sorpreso del tutto l’opinione pubblica locale, in quanto in linea con le precedenti dichiarazioni relative ai piani economici per il biennio 2017-2018 che accompagnerà alle nuove elezioni politiche. Dopo l’approvazione da parte del governo il 16 Novembre, la proposta è stata presentata in Parlamento il 5 Dicembre e la sua introduzione, già a partire dal 1 Gennaio 2017, è molto probabile.

Si attendono per i prossimi mesi ulteriori misure fiscali e contributive, sulla medesima linea di questo intervento, in special modo per quanto riguarda l’IVA ed i contributi previdenziali, che permettano di aumentare la crescita economica ungherese dal 2-3% previsto per i prossimi due anni fino al 4-5%.

Mancano quasi due anni alle elezioni, ma in Ungheria la campagna elettorale è già iniziata.

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