di Agi Berta

Lenti, come diamine è finito qui? Il nome del mio paese, un paesino ungherese di appena 8000 abitanti vicino al confine croato, inizialmente credevo che si trattasse di un’omonimia, cosa poteva mai c’entrare Lenti con la Shoah campana. Era il dicembre 2015, ed ero stata stata incaricata dal preside, Paolo Battimiello, della scuola media Belvedere di Napoli dove lavoro da oltre 30 anni, di organizzare la commemorazione del giorno della memoria. Abbiamo pensato di dare “voce” alle 40 vittime napoletane della Shoah attraverso una breve presentazione o anche una sola frase, lette dagli alunni delle terze classi, molti di loro provengono proprio dalla scuola elementare Vanvitelli, che durante il fascismo ospitava le classi dei bambini ebrei. Lenti era spuntato in un articolo di Nico Pirozzi, giornalista napoletano e studioso della Shoah. Poteva essere un’omonimia, ma alcune pagine più avanti ecco, anche il nome di Bela Tantalics, il mio professore di storia delle medie. si trattava proprio del mio paese.

Nico Pirozzi, nelle sue ricerche sull’olocausto in Campania, aveva trovato un dato alquanto singolare: nell’anagrafe di Altavilla Silentina, in provincia di Salerno, risultavano ben 51 ebrei nati tra il 1880 e il 1942, un numero in stridente contrasto con le dimensioni e la storia del piccolo centro, ma che Pirozzi aveva confermato dagli archivi di Yad Vashem. Le persone in questione però erano di Lenti, un minuscolo paese a millecinquecento km da Altavilla Silentina L’unica spiegazione possibile per questo mistero, era che i 51 ebrei avessero ricevuto documenti falsi che attestavano la loro nascita ad Altavilla Silentina. Il suo libro Fantasmi del Cilento (1) narra di questa straordinaria e poco nota operazione di salvataggio, ideata sembra da Giovanni Palatucci, poliziotto irpino divenuto reggente della Questura di Fiume che tra il 1939 e 1943 che strappò dalla deportazione circa cinquemila ebrei. A fornire i documenti potrebbe essere stato suo zio Giuseppe Maria, vescovo di Campagna (SA). Con la nuova identità avrebbe potuto raggiungere la Jugoslavia controllata da Tito, oppure la Carniola, in Friuli, ma, per motivi a noi ignoti, non lo fecero. Quando nella primavera del ’44, dunque ben oltre l’8 settembre, iniziarono le deportazioni degli ebrei ungheresi, quei documenti italiani non valevano già più niente. Però molti di loro lo stesso li portarono con sé fino ad Auschwitz. Non ne sapevo nulla, eppure la casa dei miei si trovava proprio accanto alla palazzina che era la dimora della famiglia Mitzger, la famiglia più importante del paese, i cui membri perirono tra Auschwitz, Mauthausen e Ravensbrück.

n-2-agi2
Fantasmi del Cilento – Nico Pirozzi – ed. Centoautori (2007)

Abbiamo messo su un progetto europeo, col supporto della fondazione Valenzi che univa Lenti, Altavilla Silentina, Fiume, Zalaegerszeg (il capoluogo dove riunivano gli ebrei prima della deportazione) e Auschwitz, ma nessuna delle città ungheresi ci ha risposto. Niente. Silenzio. Neanche dopo corrispondenza privata. Nessuna risposta. Iniziava a salire dentro di me una certa ansia. il governo ungherese aveva un approccio alquanto disinvolto con la storia della persecuzione razziale, considerandola una vicenda imposta ed organizzata dai tedeschi. Naturalmente non era andata cosi, è noto che le prime leggi razziali sono state emanate in Ungheria all’inizio degli anni ’20; che non solo il sionismo, ma anche l’antisemitismo moderno sono nati n terra magiara, ed infine appurata l’attiva collaborazione della gendarmeria magiara nelle deportazioni, cosa che a quei tempi aveva stupito perfino i tedeschi. Tuttavia il governo ungherese attuale da sempre ha cercato di minimizzare il ruolo degli ungheresi. Un’operazione vergognosa e antistorica: cosa mai avrebbero potuto fare i tedeschi senza l’appoggio delle istituzioni? Certamente non sarebbero stati in grado a deportare e liquidare nel giro di un paio di mesi oltre mezzo milione di persone. Non volevo e non potevo credere che il silenzio dei sindaci fosse di natura politica.

Siamo andati a Lenti quell’estate, abbiamo visto la farmacia del signor Gonda, da dove erano stati portati via la moglie e i figlioletti mentre il farmacista era sminatore sul fronte orientale, il ristorante dei Furst, anche loro trucidati oppure la casa dei Mitzger, la casa degli Herczog ecc.

n-2-agi3
Agi Berta, Nico Pirozzi (al centro)

L’incontro più emozionante è stato con la signora Mizi. Nico aveva con sé una foto, la foto di due bambini di 10 e 12 anni, Misi e Titti Mitzger. Aveva ricevuto questa foto dal lontano Canada, dal discendente dell’unico sopravvissuto di una grande famiglia. Aveva mostrato quest’immagine alla signora Mizi, coetanea dei due bambini. L’anziana signora li riconobbe immediatamente. “Dio mio, è Titti….e suo fratello, allora sono vivi? Dove?” La nostra risposta la fece scoppiare in lacrime. Da bambina andava spesso a giocare da loro…”Durante il Natale del 1944, le Croci Frecciate, le milizie filonaziste ungheresi, organizzarono una festa con regali e giocattoli per i bambini del paese. Riconobbi la bambola di Titti. E non la presi”. Era troppo piccola perché capisse fino in fondo quello che stava accadendo, ma con la semplice etica di una bambina non volle accettare un dono che apparteneva alla sua amica scomparsa da un giorno all’altro, assieme a tutti gli ebrei del paese.

I sindaci erano invece tutti impegnati o in ferie, anche il sindaco di Lenti, da ragazzina avevo conosciuto suo padre, allora segretario locale del Partito Socialista Operaio Ungherese. Cambiai strategia e di buon ora mi appostai sotto il comune e chiesi ad un passante di indicarmi il sindaco. Cosi, quando arrivò, lo salutai e mi presentai. Sembrò aver capito immediatamente chi ero, ma continuò a negare le mail della fondazione Valenzi. Mi invitò di salire, mi offrì un caffè e parlammo in modo quasi amichevole. Ci demmo appuntamento all’arrivo di Nico Pirozzi, da Napoli. Ma poi prima non rispose, poi si disse in ferie. Era troppo, alzai la voce: come poteva farmi questo? avevamo un appuntamento con una persona che veniva appositamente da Napoli, per Lenti e prima di tutti lui, il primo cittadino per definire i termini del gemellaggio. Dopo un breve silenzio carico di tensione – io tremavo dalla rabbia – ci accordò a malincuore un appuntamento alle 9 di sera nell’atrio del nuovo albergo termale della cittadina. Ora, chi conosce gli usi e gli abitudini ungheresi, sa che alle 9 di sera non si fanno nemmeno gli incontri privati tanto meno istituzionali. Forse sperava che rispondessi no, ma io invece accettai.

Il sindaco era imbarazzato e reticente. Io fungevo da interprete, ma i napoletani veri, non hanno bisogno di parole per comunicare. Ad un certo punto, Nico interruppe la nostra sterile conversazione, tirò fuori dalla sua borsa la foto dei bambini e la porse al sindaco. – Vorrei parlare da uomo ad uomo. Non mi rivolgo al sindaco, ma ad un abitante di Lenti. “Ecco, ho riportato attraverso questa foto, due tuoi concittadini che sono stati strappati alla città. Nella tradizione ebraica, riposare in terra natia assicura la pace. Fanne quello che vuoi.” Il sindaco, visibilmente commosso, prese la foto tra le mani. Per un po’ la guardò in silenzio. “Grazie. La farò diventare una targa. sì, magari in maiolica o in bronzo. Affiderò a qualche artista e la metteremo dove tutti potranno vedere. Lo prometto. Da uomo ad uomo. Come sindaco….posso fare ben poco. Cercate di capirmi.” Io capìi. Avrà avuto indicazioni precise “dall’alto” di non appoggiare nessun’iniziativa ufficiale che avrebbe potuto offuscare il ricordo del governo di Horthy, cui l’attuale potere sente di esserne erede, che avrebbe dimostrato la collaborazione delle istituzioni ungheresi nelle deportazioni. A Lenti non si erano vista traccia di tedeschi durante la guerra.

agi-lenti
i fratelli Misi e Titti Mitzger, morti ad Auschwitz nel 1944 all’età di 12 14 anni

Non abbiamo saputo niente sulla sorte della foto o della targa. in piazza Szabadság, proprio avanti al vergognoso monumento che il governo Orbán ha eretto per mistificare la responsabilità storica dell’Ungheria nella Shoah, con l’Ungheria con le sembianze dell’arcangelo Gabriele attaccata da un’aquila, il Terzo Reich. Chi la contesta, proprio di fronte ha allestito un contromonumento “vivente”, fatto di foto, scritti, oggetti personali dei deportati. I due bambini di Lenti sono ora insieme a loro.

received_10208796727898330
“monumento vivente” Budapest, piazza della Libertà
Advertisements