Alessandro Grimaldi

Dopo la parziale delusione delle Olimpiadi di Rio, il governo Orbàn, sul modello dello sport britannico, mette sotto il proprio diretto controllo il comitato olimpico nazionale.

I cinque cerchi olimpici nei colori nazionali ungheresi bianco rosso e verde si stagliano nella piazza accanto al Parlamento, sul lungodanubio di Pest: è l’Olimpia Park, il parco olimpico, da poco restaurato dal governo Orbán, al centro una colonna e attorno i nomi scolpiti nela pietra di tutti i 176 vincitori di medaglie olimpiche ungheresi.Si celebrano le gesta sportive di una nazione di 10 milioni di abitanti, presente fin dalla prima edizione di giochi olimpici dell’era moderna (in cui vinse col mito Alfred Hajos gare di alto valore simbolico come i 100 e i 1200 metri stile libero nelle fredde acque libere di Atene) ottava nel medagliere complessivo per numero di medaglie (e undicesima per medaglie d’oro).

La delusione di Rio
I fasti dello sport ungherese non accennano a tramontare, la spedizione magiara a Rio è tornata sul Danubio con 8 ori olimpici al collo, tanti quanti l’Italia. Ma, incredibile a dirsi, ma un velo di delusione ha adombrato queste vittorie, l’ungherese è incontentabile, ha un’alta considerazione di sé, e ama lo sport, specie quello a cinque cerchi: nella città interna di Budapest c’è la Pasticceria dello sport (altro che bar dello sport) giusto vicino alla Basilica, con  i separè e le foto in bianco e nero di campioni di canottaggio, boxe e ginnastica artistica o basti pensare all’ultima vera bettola rimasta nel quartiere ebraico, aperta dal grande Tamás Wichmann, canoista magiaro, nove ori mondiali dal ’70 all’82. due argenti eun bronzo olimpico (e una grandissima delusione  alle olimpiadi di Mosca dove era grande favorito).
A Rio  sono arrivate meno medaglie rispetto a Londra 2012 (15 contro 18), in meno discipline (nuoto, scherma, canoa, atletica, contro le otto del 2012); nessun alloro da discipline storiche magiare come il cavallo con maniglie, la lotta, il pentathlon moderno e poche soddisfazioni sono venute dagli sport di squadra: fuori dal podio la pallanuoto e clamorosamente mancato il pass per Rio da entrambe le squadre di pallamano. Nessuna medaglia arrivata da un under25. Ben sei  ori su otto  conquistati da due sole atlete (tre ori a testa), Katinka Hosszù e Danuta Kozak, allenate dai loro fidanzati o mariti, e non da allenatori federali.
Risultati al di sotto delle attese nonostante l’aver investito in questo ciclo olimpico quattro volte la stessa somma spesa per quello precedente, quasi ricalcando lo stesso errore commesso in quello che resta sempre lo sport nazionale, l’amato calcio, una pioggia di soldi senza un coordinamento a monte che  per anni non ha portato ai risultati sperati.
Imputato il comitato olimpico magiaro (MOB) ed il mancato incremento del numero dei tesserati, la qualità degli allenatori federali, che non riescono a far compiere il decisivo salto di qualità ai tanti campioni delle categorie giovanili che l’Ungheria riesce a sfornare, il doppio incarico di sindaco di Győr e capo del comitato olimpico magiaro di Zsolt Borkai, oro al cavallo con maniglie a Seoul, subentrato al comando dello sport magiaro nel 2010 a Pál Schmitt, eletto a sua volta alla presidenza della repubblica. A poco è bastata la difesa d’ufficio di Borkai, che a provato a replicare che lo sport non è un distributore automatico, dove basti inserire monetine per raccattare le medaglie”.

La fine del Comitato Olimpico Ungherese
Già a Rio, Orbán, grande appassionato di sport, ex calciatore dilettante e spesso presente in prima fila ai grandi eventi, aveva manifestato la propria palese insoddisfazione. Al suo ritorno in patria ha subito indetto una riunione di governo (il 24 agosto) dedicata esclusivamente alla salute dello sport magiaro. La conclusione a novembre, quando con 152 si, 2 no e 36 astenuti il parlamento ungherese ha votato la modifica alla legge guida sullo sport ungherese che nella pratica  ha svuotato di gran parte dei suoi poteri il MOB in merito al diritto di nomina dei presidenti delle federazioni, ai principali capitoli di spesa, alle competenze sul settore giovanile, a premi, borse di studio, controllo antidoping, ponendoli sotto la responsabilità diretta del governo. La riforma segue il modello in cui lo sport britannico si è riformato nel ’96 con la creazione di UK sport, organizzazione governativa guidata dal grande Sebastian Coe, relegando al  comitato olimpico la sola la funzione di rappresentanza e l’organizzione della partecipazione olimpica, in aperto contrasto con la tradizione del CIO che vuole gli organi direttivi, ai diversi livelli, eletti dai propri amministrati e non piuttosto nominati da potentati politici o da lobby economiche

La candidatura olimpica di Budapest 2024
La svolta nello sport magiaro acquista ancora maggior significato in considerazione della candidatura olimpica di Budapest, cenerentola tra le tre città candidate (insieme a Parigi e Los Angeles) rimaste in gara dopo il ritiro di Roma e Amburgo. In una dichiarazione ufficiale, il presidente del comitato organizzatore dei giochi di Budapest 2024 Balázs Fürjes  ha annunciato appoggio alla riforma e speranza di continuare la stretta collaborazione con il MOB, il governo e il Comune di Budapest.
“Siamo uniti nell’ intento di assicurarci l’onore di ospitare le olimpiadi estive  e giochi paraolimpici 2024. La vision di un’olimpiade a Budapest nel 2024 è fonte di grande orgoglio nazionale”.

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